Empathy for the Devil

Sento molto parlare di empatia sui social ultimamente. Post, link e aforismi che definiscono la supremazia di questo sentimento, che prima non c’erano.
C’è da dire che, in questo periodo storico, tutti noi siamo un pochino lassi nell’uso delle parole. Spesso vengono abusate e parzialmente svuotate del significato.
Penso per esempio alla parola genio, che dovrebbe rappresentare un primato intellettivo assoluto. Ora, se uno yuotuber viene definito genio, io credo che dovremmo inventare almeno un’altra centinaia di aggettivi per arrivare a definire che ne so… Van Gogh.
Lo stesso prosciugamento di contenuto mi sembra che abbia ingurgitato anche il termine empatia
E’ come se fosse diventata l’evoluzione della sensibilità. Come Charmeleon per Charmender per intendersi.
Essere sensibili è bello ma essere empatici e molto più figo. Un sentimento più profondo, più personale, più… empatico no?
Il dizionario definisce questo sentimento come, cito testualmente, “ la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro”.
Sembra una gran figata no? Io credo che non sia così.
Mi sono sempre definito una persona empatica, come un buon ¾ dei miei contatti sui social. E credo a buon merito che sia uno dei miei più grandi difetti.
Perché essere empatico con una persona cara è facile. E’ veramente una bellissima sfaccettatura di questo sentimento. Vi porterà così vicino al suo stato d’animo, anche senza l’effettiva esperienza dei fatti, da potergli essere concretamente di aiuto.
Con una persona sconosciuta sfortunata, esistente o addirittura di fantasia? Beh può sembrare eccessivo o da mammolette, ma comunque accettabile. I problemi vengono dopo.
Perché l’empatia non è selettiva lo sapevate? Non si può mica scegliere il soggetto su cui esercitarla.
Fin da piccolo non mi sono mai gustato una vittoria. Anche al più banale dei giochini. Vi sembra strano? Beh non lo è.
Passata la piccola euforia, mi sono sempre sentito dispiaciuto per lo sconfitto, per come doveva sentirsi umiliato. A volte ho perso di proposito. Roba da matti!
L’empatia toglie ogni velleità di competizione verso gli altri. E’ frustrante ve lo assicuro.
E non è tutto ragazzi miei! Vi priverà anche del sacrosanto piacere di aver ragione.
A tutti noi sarà capitato, in una discussione, di essere nel giusto sopra ogni ragionevole dubbio.
Insomma il vostro interlocutore sta dicendo delle castronerie. Voi siete ferrati in merito, avete esperienza, conoscenza profonda dell’argomento e dati a supporto.
Non ci resta che smontarlo, fermare il suo sproloquio, senza diritto di replica.
Una bella soddisfazione giusto? Sbagliato!
Perché se siete abbastanza empatici presto vi chiederete se forse avete esagerato un po’ nell’esporre la vostra opinione. Magari quel poveretto si sarà sentito umiliato.
Beh a volte preferirete addirittura tacere, giusto per non metterlo in imbarazzo.
Ma il meglio accade quando la persona in oggetto è veramente deprecabile.
Immaginate che venga beccato un evasore, ladro, pluriomicida e che mette la panna nella carbonara.
Chiunque gioirebbe, ma voi nel vederlo arrestato, offeso dalla folla e maltrattato non riuscirete a essere contenti. Perché dopotutto chissà cosa prova? Sarà spaventato? Disperato?
Voi al posto suo lo sareste, anche se non mettereste mai la panna nella carbonara.
Tirando le somme, prendendo ispirazione dalla celeberrima canzone degli Stones, che manifestavano un certa simpatia per il maligno, posso assicurarvi che l’empatia è molto simile. Solo che non è un sentimento altrettanto volontario.
Perciò tenete conto, prima di condividere il prossimo post celebrativo, che essere empatici è un vero inferno emotivo.
Dove anche il Diavolo riuscirà a impietosirvi, per la sua eterna agonia tra le fiamme.
Beh probabilmente avrà buona compagnia laggiù.
Almeno spero. Poverino

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