La Congrega – Capitolo 1 Per chi è la notte?

L’estate era da poco giunta al termine, tuttavia in quella calda notte di ottobre, sembrava non voler ancora lasciare il posto all’autunno. L’aria era frizzante ma piacevole, il cielo sgombro da nubi, la notte pareva un’enorme trapunta di stelle interrotta solamente da una sognante falce di luna. Il frinire di migliaia di grilli invisibili saturava l’atmosfera.
In notti come quella, nonostante l’ora tarda, si potevano ancora incontrare nottambuli restii ad abbandonare gli usi vacanzieri, intestarditi a godersi a pieno gli ultimi scampoli di bella stagione.
Prima che i tempi andassero avanti , notti come quella erano i momenti ideali per uscire a caccia, c’era cibo in abbondanza per tutti ed era raro rientrare a casa a pancia vuota. Purtroppo le cose erano cambiate in fretta, i suoi fratelli erano scomparsi ed era rimasto l’ultimo della sua specie, costretto ad abbandonare le sortite con cui terrorizzava intere comunità, da cacciatore era infine diventato preda.
Tuttavia Audemio, non si era abbattuto, aveva tenuto duro ostinatamente, contro tutte le avversità, ed era questo, ne era sicuro, il motivo che lo aveva fatto sopravvivere a tutti i suoi compagni.
Abbandonate le allegre scorribande e dismessi gli abiti leggendari di cui andava fiero da secoli, si era ritirato a una vita da eremita, mangiava quando poteva e le sue giornate trascorrevano nella noia e nella malinconia per i tempi antichi. Ma almeno esisteva ancora.

Pochi giorni prima però, la monotonia della sopravvivenza aveva preso una piega inaspettata ed eccitante: aveva ricevuto la Convoca.
Mentre stringeva la pergamena col sigillo rosso della Signora tra le mani ripensò all’ultima volta che era stato convocato, erano passati almeno due o tre secoli da allora. A quei tempi era all’apice della sua gloria, il più potente e audace della sua comunità, era stato scelto dagli anziani per rappresentare tutti loro durante la Congrega. Fu un grande onore.
Aveva spedito subito la risposta, confermando la sua partecipazione, sperando che dalle lettere tremolanti vergate sull’antica pergamena non trasparisse troppo il suo entusiasmo.
Sebbene non sentisse la mancanza degli altri membri, era impaziente di lasciare per un po’ il suo rifugio ed era curioso di vedere come se la cavavano con quella piaga che gli umani chiamavano modernità.
Aveva tolto con cura la polvere dal suo mantello da viaggio e dopo averlo indossato aveva lasciato il piccolo paese di Gorfigliano all’imbrunire. Scelse di percorrere le antiche vie delle Selve, tracciate dal suo popolo da sempre presente nel profondo dei boschi, invisibili a tutti tranne che alle bestie selvatiche.
Il viaggio sarebbe stato più lungo ma lo preferiva alle strade degli uomini, un po’ per la malinconia delle avventure dei vecchi tempi, un po’ per preservare la sua incolumità. Aveva imparato a sue spese che un viandante a piedi, a quell’ora della notte avrebbe destato non pochi sospetti. Gli umani non si spostavano mai a piedi ormai, oltre alla Credenza stavano perdendo anche la capacità di deambulare, preferendo utilizzare veicoli rumorosi e puzzolenti.
Giunse nei pressi di Castelnuovo che da poco era scoccata la sua ora, accompagnata magnificamente da dodici rintocchi del campanile del Duomo. Sentiva ogni battito percorrere la sua pelle esangue, come un brivido di piacere e impazienza, per poi spingersi giù fino in fondo allo stomaco, dove era sopito il suo antico potere.
Si accorse di avere fame, non mangiava da giorni, le prede scarseggiavano intorno alla sua tana e avvicinarle era diventato molto rischioso ultimamente.
Ma il viaggio inaspettato aveva instillato nuovo coraggio nelle sue membra, si sentiva forte e pieno di energie come quando aveva appena 300 anni, uno sbarbatello eccitato alla scoperta del mondo. Decise così di rischiare e scese lungo la nera via di catrame degli umani che attraversava il fiume , snodando le sue spire come un mostruoso oscuro serpente fino alla mistica città fortificata di Lucca.
Appena lasciata la protezione delle fronde si sentì di nuovo a disagio e vulnerabile, valutò se riprendere le vie delle Selve, ma avrebbe impiegato il doppio del tempo per arrivare e la grande strada era calma e deserta , l’illuminazione scarsa.
Percorse parecchi chilometri su quella pavimentazione arida e dura, fermandosi ogni tanto a guardare le stelle e a calcolare mentalmente la distanza che lo separava dalla meta. Non ce l’avrebbe mai fatta ad arrivare a Lucca prima dell’alba. Il che sarebbe stato un bel guaio, quelli come lui non avevano un bel rapporto con la luce solare.
Per fortuna avrebbe potuto contare sull’aiuto di una vecchia conoscenza: ai tempi antichi erano stati compagni di avventura e nonostante appartenessero a due specie molto diverse, e quindi tra loro non si fosse instaurato lo stesso profondo legame che lo univa ai suoi fratelli, dopo tanti anni passati negli stessi boschi potevano dirsi buoni amici
Nell’ultimo secolo si erano un po’ persi di vista, ma erano ancora in ottimi rapporti.
Avevano deciso di incontrarsi presso il cimitero nuovo di Gallicano, fino a li avrebbe potuto contare solo sulle sue energie; nonostante la sua stirpe vantasse gambe avvezze ai lunghi cammini e molto più svelte di quello degli uomini, impiegò un’ora abbondante per arrivare a destinazione.

Notò subito un’ombra appoggiata al robusto cancello in ferro battuto e gli andò incontro; non era sicuro rimanere così in bellavista anche se era passata l’una ma il suo compare era sempre stato sfacciato e disinvolto quando si trattava di interagire con gli umani. Per lui era facile, visto che era un polimorfo.
Quando fu a meno di un centinaio di metri però si accorse che qualcosa non andava, la sagoma che lo attendeva era troppo grossa per appartenere al suo compare, stimò che superasse il metro e settanta, inoltre aveva abbandonato il suo appoggio per tentare alcuni passi decisamente traballanti.
“Ehi fratello” disse lo sconosciuto con una voce più malferma dei suoi passi “Hai una sigaretta?”
Un uomo dunque, piuttosto ubriaco per giunta. Audemio si avvicinò a grandi falcate, avvolto nel mantello nero, col volto oscurato dalla tesa del lungo cilindro.
Eccitato dall’odore della preda e dall’adrenalina della caccia abbandonò ogni forma di prudenza. Inspirò. Infine gli fece la domanda.
“Per chi è la notte?”
“Ehi, ma come ti sei vestito? ” la voce dell’uomo tradiva timore. Tra le nebbie dell’alcool si era accesa un spia di paura.
“Mi dispiace” rispose rivelando un sorriso pieno di denti aguzzi come aghi “Credo che sia la risposta sbagliata. Fratello”
Prima che la preda potesse emettere anche solo un ulteriore sospiro, si avventò su di lui. Come un amante appassionato.

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