La Congrega – Capitolo 2 La Torre delle Ore

“Spero che tu gli abbia almeno regalato dei fiori e offerto la cena, prima”.
L’allegra voce che interruppe il suo pasto apparteneva a un piccoletto barbuto, alto più o meno come un cespuglio di more. La strana creatura portava dei lunghi capelli bianchi, come la neve delle Apuane due cui spuntavano enormi orecchie. Sulla testa svettava un buffo cappello rosso e puntuto, il resto del corredo era composto da un cappa logora del colore dei boschi, due ridicole babbucce rosse dalla punta arrotolata e delle calze a righe consunte da secoli di utilizzo.
“Smettila, buffone”
Il lugubre figuro si sollevò dal corpo della vittima, raccolse il cilindro rotolato a terra, lo spolverò con qualche colpetto di mano e se lo rimise in testa. Dritto come un fuso.
“Sempre di pessimo umore voi Streghi eh?” disse avvicinandosi a balzelli “Forse è per via del fatto che vi vestite sempre di nero. Dovresti provare ad aggiungere un po’ di viola, per iniziare, e poi vedere come va”
“Meglio essere di cattivo umore che dispettosi e irritanti come te e passare le notti a intrecciare le criniere dei cavali e le code delle mucche” tagliò corto.
Il piccoletto si avvicinò al corpo disteso sull’asfalto, gli assestò un paio di poderosi calci sul fianco, il malcapitato rispose con un grugnito senza però riprendere i sensi.
“Il poveretto avrà un gran mal di testa domattina” disse mentre saltellava da un piede all’altro, era sempre stato incapace di rimanere fermo sul posto.
“Oh beh darà la colpa all’alcool. Ne ha bevuto parecchio a giudicare dall’alito. Non si ricorderà nemmeno di averci incontrato”
“Già ed è un vero peccato. Oramai non sono più molti gli umani che possono dire di aver visto uno strego e il Buffardello no?”
“Meglio così invece. Una volta era piacevole adesso è pericoloso”
“Parla per te. Nessuno ti ricorda più, sei rimasto l’unico. Te lo dico da sempre che avete un aspetto troppo lugubre, guardati sembri un becchino. Io invece sono una star, tutti mi conoscono in zona. Mi hanno pure dedicato un parco, lo sapevi?”
“Intendi uno di quei luoghi infernali che hanno portato umani chiassosi e irrispettosi nei nostri boschi? Non è certo un bel vanto. Comunque si è fatto tardi, sai meglio di me che la Signora non ama i ritardatari. Sai ancora trasformarti in vento?”
“Ma che domande ? L’orso caga ancora nel bosco? Tieniti stretto quel ridicolo cappello se non vuoi perderlo. Si parte”.
Il folletto chiuse gli occhi e svanì nel buio della notte.
Una leggera brezza si alzò, sollevando dalla strada le prime foglie ingiallite, prese forza creando un turbine di volantini accartocciati, lattine vuote e tutto quello che trovava. Perfino le alte punte dei cipressi presero ad oscillare malinconicamente.
Il piccolo tornado circondò lo strego, lo sollevò lentamente da terra, quindi lo trasportò in cielo, sparendo nelle tenebre.
Via Finlungo era deserta a quell’ora della notte, la fiumana diurna fatta di turisti affascinati e cittadini affaccendati aveva lasciato spazio a una decina di piccioni malridotti che vagavano ondeggianti alla ricerca del cibo lasciato cadere tra i sanpietrini della pavimentatura.
Nonostante il cielo fosse sereno, un vento innaturale si insinuò tra gli stretti vicoli della città, spingendo gli uccelli a scappare spaventati, cosicché nessun essere vivente vide i due stivali di cuoio nero che dolcemente si posavano sulla via.
La città era immersa nel sonno, un gatto soffiò alle due strane figure e da qualche parte un cane iniziò a latrare.
“Eccoci arrivati” disse soddisfatto il folletto facendo una buffa riverenza “Grazie per aver volato con la Buffardello Airlines”
Audemio ignorò quel ridicolo teatrino e si avvicinò alla porticina dell’imponente torre medievale. In tutta la sua lunga vita era stato alla Torre delle Ore solamente una volta prima di allora e non ne conservava un buon ricordo. Quel posto gli metteva i brividi assieme alla sua terribile Padrona.
Esaminò la porta d’ingresso, alla ricerca del meccanismo di entrata descritto nell’invito, ci volle un bel po’ prima di individuare la pietra su cui era scolpito a un minuscolo araldo contenente sei sfere disposte in circolo. Lo sfiorò con le lunghe dita ossute. Il piccolo bassorilievo rispose alla pressione mandando tre flebili lampi argentei, meccanismo celato da qualche parte nelle spesse mura scattò e la porta si aprì lentamente, scricchiolando.
“Un classico… ma fa sempre la sua figura vero?” disse il Buffardello imboccando le ripide scale.
Audemio lo seguì, non prima di essersi assicurato che la porta fosse di nuovo ben chiusa. Gli stretti gradini salivano lungo le pareti fino a perdersi nell’oscurità, impiegarono quasi cinque minuti per raggiungere la sala sulla sommità della struttura.
Una stretta porticina li condusse in una stanza avvolta nella penombra, due candelabri in ferro battuto a tre braccia illuminavano lo scarno mobilio: un tavolaccio, tre sedie di legno, l’unico arredo di pregio era una poltrona riccamente decorata e laccata in oro, foderata di velluto rosso.
Il pavimento, anch’esso in legno era in gran parte occupato da un complesso marchingegno, pieno di ingranaggi e altre diavolerie umane.
Una delle sedie era già occupata, vi sedeva in maniera scomposta un nanerottolo vestito di una tunica verde e orlata di preziosa passamaneria, sotto la veste indossava delle calze rosso fuoco, linde e senza un rammendo, ai piedi portava delle scarpe di pelle nera lucidissima, con tanto di fibbia d’orata. Come il Buffardello indossava un lungo cappello rosso, però a due punte. Una coppia di formidabili orecchie appuntite tradivano una certo grado di parentela tra i due.
“Guarda Guarda chi è sceso dalle montagne” disse voltandosi e protendendosi verso di loro, rimanendo pericolosamente in bilico sulle gambe posteriori della sedia.
“Dove avete parcheggiato i vostri cinghiali?”
“Linchetto..” sibilò a denti stretti il buffardello “Speravo proprio di vederti di nuovo”.

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Un pensiero riguardo “La Congrega – Capitolo 2 La Torre delle Ore

  1. Ciao Alessandro, un’altra bella sorpresa. In questo episodio il racconto prende un ampio respiro, proponendo al lettore figure nate dall’immaginario (ma sarà proprio così?) popolare. Mi piace questa rivalutazione delle visioni che popolavano i racconti dei nostri bisnonni.

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